Ipovisione

Luce e lenti medicali


L’ipovisione è una condizione di marcata e permanente riduzione della acutezza visiva che limita l’autonomia dell’individuo.

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Spesso l’illuminazione e la qualità della luce vengono sottovalutati nell’approccio di un paziente con un difetto visivo. Nella maggioranza dei casi questo aspetto finisce per non influenzare un risultato correttivo finale.
Nell’ipovisione invece, una buona qualità e quantità di luce può determinare il successo o l’insuccesso nell’uso di un determinato ausilio.

E’ stato dimostrato che l’acuità visiva aumenta con l’incremento della luminanza, anche se è necessario tenere conto che un tale approccio non considera problematiche quali l’abbagliamento.

Vi è la necessità assoluta che il sistema visivo risulti adattato alle condizioni di luminanza nelle quali dovrà operare.
Per adattamento si indica il processo che permette al sistema di adattare il proprio meccanismo di funzionamento alle condizioni di luminanza dell’ambiente in cui deve operare al fine di ottenere il miglior risultato possibile.
I tempi medi rilevati indicano che per adattarsi ad un ambiente fotopico (10 a 4×104 nit) il sistema impiega circa 5 minuti mentre invece, per adattarsi ad uno scotopico (10-6 a 10-3 nit), il tempo è più lungo di 6 volte.

Quando si esegue una misurazione della vista, soprattutto per soggetti ipovedenti, è indispensabile che il soggetto sia adattato ai valori di luminanza propri dell’ambiente in cui si troverà usando l’ausilio.

Fuori dall’intervallo delle radiazioni visibili, vi sono nello spettro elettromagnetico alcune radiazioni che non producono un effetto visivo, ma arrivano ugualmente all’occhio e sono assorbite dai mezzi oculari.

In particolare l’ultravioletto (UV) è una radiazione con lunghezza d’onda più corta del visibile, di conseguenza dotata di maggiore carica energetica.
La radiazione ultravioletta, presente in quasi tutte le sorgenti luminose, può essere pericolosa per i sistemi oculari e può provocare un peggioramento delle patologie provocanti l’ipovisione dei soggetti.
Una radiazione può provocare effetti solo sui mezzi che sono in grado di assorbirla.
In funzione degli effetti biologici, si può dividere la radiazione UV in tre fasce: UV-A, UV-B, UV-C.

Tutti i soggetti, anche quelli dotati di una acuità visiva normale, necessitano di una protezione da queste radiazioni, ma questo è tanto più vero per i soggetti ipovedenti, dato che tutte le alterazioni oculari possono portare un peggioramento delle loro patologie.

La radiazione blu è ritenuta responsabile della progressiva riduzione dell’acuità visiva, tramite processi simili al primo stadio della degenerazione maculare senile.
Essa rischia di creare una velatura che può ridurre sensibilmente le performance visive, provocando un abbagliamento disabilitante.
il filtraggio degli UV appare quindi una componente non trascurabile per tutti i soggetti, soprattutto per gli ipovedenti.

Nel trattamento dei pazienti ipovedenti, visto che esiste la necessità di avvicinare la fonte luminosa al testo e quindi al capo per eliminare le zone d’ombra, si preferiscono fonti luminose a luminescenza a bassa dispersione termica.

L’unico modo per migliorare la qualità della visione è eliminare dallo spettro di emissione il violetto ed il blu e, contemporaneamente, di proteggere l’apparato oculare dalle radiazioni ad onde corte UV ad alto carico energetico, è quello di utilizzare delle lenti filtranti.

Se una lente protettiva deve ridurre l’abbagliamento, deve altresì proteggere dalle radiazioni nocive quali l’ultravioletto e nello stesso tempo non deve essere così filtrante da alterare la percezione dei colori; ma nel caso degli ipovedenti la protezione è un fattore così importante che prevale sulla corretta percezione dei colori.

Le lenti possono essere realizzate in diverse colorazioni e con diverse condizioni di filtratura. Nell’ipovisione vengono utilizzati dei filtri sulle tonalità giallo e rosso, che ‘tagliano’ le emissioni fino ai 500-550 nm circa, eliminando quindi tutto l’UV e la radiazione blu del visibile, ottenendo anche l’effetto di migliorare il contrasto e quindi di permettere una visione più confortevole.

Le lenti assorbenti possono anche migliorare, oltre al contrasto, la sintomatologia visiva associata alle patologie oculari quali fotofobia e abbagliamento.

Le aziende produttrici forniscono già un consiglio sull’utilizzo del filtraggio adatto in relazione alla patologia oculare di cui è affetto il soggetto, ma esso rimane appunto un consiglio: la prova soggettiva rimane sempre indiscutibile.

CONCLUSIONI

La necessità di protezione e filtraggio cambia a seconda della patologia che ha portato all’ipovisione: è conveniente provare e valutare soggettivamente ogni singolo caso. Sono molte le aziende fornitrici  (Zeiss, Multilens, Eschenbach) che producono attualmente lenti dirette ad usi speciali, in grado cioè di tagliare le radiazioni UV e blu, alleviando così la fotofobia, l’abbagliamento, la perdita del contrasto ed il danno fotochimico.
Di tutti filtri fino ad ora discussi, a seconda dell’azienda fornitrice, si possono abbinare i trattamenti quali antiriflesso e polarizzazione con i vantaggi oramai ad essi riconosciuti. Il fotocromatismo risulta essere comunque la soluzione da tenere in considerazione. Il filtraggio medicale può altresì essere abbinato a correzione ottica oppure montato su clip-on.


  • Daniele Corsini

    Daniele Corsini
    è ottico-optometrista e collabora da 20 anni con Viggi Ottici occupandosi delle misurazioni della vista e della prescrizione di lenti Zeiss e progressive. E’ responsabile della parte ‘LOW VISION’ (ipovisione) e nell’utilizzo di sistemi ingrandenti elettronici e telescopici. Dal 2005 al 2010 è inoltre stato coordinatore del centro di chirurgia refrattiva (LASER) presso l’Ospedale Privato Accreditato di Villa Laura, a Bologna.


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